Le Capanna Longobarda e le Strutture Sepolcrali: Tra Ricostruzione Didattica e Riti Funerari

Le scoperte archeologiche relative alla presenza longobarda in Italia continuano a svelare aspetti cruciali della loro cultura, delle loro usanze e delle loro strutture abitative e funerarie. La ricostruzione di una capanna longobarda, sia a fini didattici che sperimentali, offre una finestra unica su questo periodo storico.

La Capanna Longobarda Didattica di Romans

A Romans, nel cuore del sito in cui nel 1986 è stata scoperta la necropoli longobarda, è stato allestito un parco didattico. Anche se sarà inaugurato ufficialmente in settembre, è già stato oggetto di una prima interessante visita. La necropoli, con le sue 348 tombe rinvenute finora, si colloca come una tra le più vaste del Nord d’Italia.

L’occasione della visita al nuovo parco didattico in località San Giorgio (via Molino), è giunta nel momento in cui l’amministrazione, assieme a diversi volontari, ha ultimato la costruzione della capanna in legno raffigurante l’ipotetica camera della morte, che il popolo longobardo riservava ai defunti più illustri. Una tomba con una sorta di baldacchino, le cui tracce sono venute alla luce anche nella necropoli altomedievale di Romans.

Questa iniziativa è intesa a valorizzare e a far conoscere soprattutto agli scolari la presenza della necropoli e i suoi preziosi contenuti. I componenti della locale associazione di rievocazione storica, “Invicti Lupi”, entrano in scena per far conoscere ai presenti la storia sociale e religiosa del popolo longobardo che nel 567 invase l’Italia, partendo dal luogo di loro provenienza, la Scandinavia, per parlare poi del loro vestiario, mostrando quindi le armi di offesa e difesa in loro possesso con cui combattevano i nemici, per illustrare infine anche le usanze alimentari e i cibi con cui si nutrivano.

I Longobardi: usi e costumi di un popolo

L’incontro è stato concluso dai figuranti del gruppo “Inviti Lupi”, che hanno simulato alcuni combattimenti.

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La scoperta della necropoli di Romans è legata a un evento fortuito. Ivaldi Calligaris, nel 1986, allora vigile urbano a Romans, notò una spada in mezzo alla terra che in via Molino la Cafo stava movimentando per costruire un serbatoio pensile con cui alimentare l’acquedotto locale.

La "Grubenhaus": Una Capanna Sperimentale Longobarda

I ricercatori dell’Associazione La Fara hanno intrapreso un nuovo progetto: la ricostruzione di una capanna longobarda, tra gli studiosi nota come Grubenhaus, una tipologia abitativa utilizzata dalla popolazione longobarda al suo arrivo in Italia.

Si tratta di una struttura seminterrata, di dimensioni contenute, dotata di una struttura e di una copertura in materiali deperibili. Questo progetto sperimentale/ricostruttivo a lungo termine è pensato per testarne le modalità realizzative, ma anche l’uso effettivo, nonché la riparazione e il disuso/abbandono. La capanna è rigorosamente realizzata con le sole tecniche tradizionali e con le materie prime fornite da un terreno incolto, a simulare la disponibilità delle risorse in un contesto di età altomedievale.

La Forma a Capanna nelle Sepolture Longobarde: Il Caso del "Principe di Civezzano"

La forma a capanna non si ritrova solo nelle strutture abitative o nelle riproduzioni di camere della morte, ma ha avuto un ruolo significativo anche nell'architettura funeraria longobarda, come dimostrato dalla celebre Tomba del "Principe" di Civezzano.

Il 13 febbraio 1885, Giulio Dorigoni e i suoi fratelli, lavorando nella vigna in località “al Foss” a Civezzano, rinvennero due sepolture con corredo funerario. La tomba 2 rivela oggetti di eccezionale ricchezza che denotano l’appartenenza a un personaggio di alto rango. La scoperta divulgata da Luigi de Campi attirò l’attenzione degli studiosi. Nel frattempo gli scopritori, consapevoli dell’importanza del ritrovamento, avevano già cercato possibili acquirenti. In questa occasione, il Museo Civico di Trento “perse gli avanzi di una tomba”, acquistati invece dall’antiquario altoatesino Alois Überbacher.

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La Tomba numero 2, cosiddetta Tomba “del principe”, come l’ha denominata Franz Ritter von Wieser sulla base proprio della ricchezza del corredo dell’uomo inumato, si tratta di un individuo maschile. Questa zona, che rimane discosta dal centro di Civezzano circa 500 metri a sud, è venuta alla luce una piccola necropoli nel corso di lavori agricoli. La prima tomba, anch’essa di un individuo maschile, con spata e alcune parti di una cintura a cinque pezzi, è stata rinvenuta a 1 metro e 60 di profondità. L’inumato inizialmente era stato deposto in un sarcofago in legno.

Il legno si è decomposto nel corso del tempo, ma sono rimaste tutte le guarnizioni metalliche appartenenti a questo sarcofago. Un unicum anche solo il sarcofago che fa spiccare questa tomba all’interno del panorama di tutte le tombe longobarde dell’epoca. Infatti non ha finora confronti questo sarcofago. Franz von Wieser dopo l’acquisto ha subito lavorato affinché questo sarcofago venisse ricostruito anche con le parti lignee.

Il sarcofago che oggi si ammira è frutto della ricostruzione di Franz von Wieser che lo ha ricostruito sulla base di osservazioni fatte all’epoca, e anche da altri studiosi come Karl Atz. Proprio in base alla disposizione di queste bande metalliche, si era pensato che la copertura del sarcofago avesse questa forma a capanna. Diversa era stata la ricostruzione proposta da Luigi de Campi il quale aveva proposto una ricostruzione con una copertura piana del sarcofago.

L’inumato era un uomo sui 60 anni, un’età per allora abbastanza avanzata. La forma del cranio sembrerebbe corrispondere a una forma di tipo nordico europeo. Il corredo del "principe" di Civezzano ci parla di un personaggio vissuto sicuramente nel primo ventennio-venticinquennio del VII secolo, in base ai confronti con i materiali del corredo:

  • Una croce in lamina d’oro (VII sec.), a quattro bracci tutti uguali di tipo greco che ricorda chiaramente anche delle tradizioni di tipo orientale. Al centro di questa croce si vede un’aquila rivolta verso sinistra che ricorda sia simboli salvifici cristiani sia anche l’aquila di Odino.
  • Questo sincretismo si trova anche nella decorazione del sarcofago: c’è la croce che però ha delle corna, e le corna ritornano anche alle protomi, sui due timpani della copertura del sarcofago, animali con le corna che ricordano degli arieti anche ai quattro lati del sarcofago. Questa presenza dell’elemento apotropaico viene ribadita più volte a protezione del defunto.
  • Un bacile posto ai piedi del defunto, rovesciato per defunzionalizzarlo e quindi renderlo tabù, elemento che viene quindi destinato solo al morto.
  • Importanti elementi della cintura a cinque pezzi ageminata in argento e ottone che daranno il nome allo “stile civezzano”. Si tratta appunto di una fibbia e contro placca di cintura.

Il corredo, che era ciò che allora interessava nel XIX secolo - si mantenevano soprattutto le parti ricche delle tombe, dei rinvenimenti -, ci parla di un personaggio vissuto sicuramente nel primo ventennio-venticinquennio del VII secolo, in base appunto ai confronti con i materiali del corredo, tra cui la croce aurea.

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Longobardi in Trentino: Contesti Archeologici e Collaborazioni Museali

La presenza longobarda nel territorio trentino è stata oggetto di studio e valorizzazione attraverso importanti mostre e collaborazioni. La citazione “Nell’età di mezzo Civezzano grossa terra ad oriente di Trento era tenuta dai Longobardi” di Luigi de Campi, studioso e cultore dell’archeologia trentina, apre la mostra “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano”:

Luigi de Campi fa riferimento ai rinvenimenti avvenuti nell’area di Civezzano, ai margini della piana di Pergine, all’imbocco della Valsugana, attraversata dal ramo Altinate della Via Claudia Augusta, un’importante via di comunicazione che collegava l’Adriatico (Altino) con il centro Europa (Augusta Vindelicum, oggi Augsburg in Baviera). Nel 1885 in località al Foss a Civezzano era stata infatti scoperta una necropoli seguita nel 1902 da quella di sepolture nel fondo Alessandrini, che avevano attirato l’interesse degli studiosi soprattutto per i corredi “principeschi”, che ne individuano un carattere ‘barbarico’, che solo nel 1888 sarà definito longobardo da Jean de Baye.

I Longobardi: usi e costumi di un popolo

Corredi funerari, che comprendono soprattutto armamenti ed elementi di ornamento personale - tra cui spiccano per pregio e ricchezza quelli scoperti nell’area di Civezzano - approdano così ad alcune delle più importanti istituzioni museali dell’Impero Austro-ungarico, a cui all’epoca il Trentino apparteneva. È così che una parte di questo patrimonio è tuttora custodita sia al Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, sia al Castello del Buonconsiglio.

Ciò che venne infatti ritrovato a Civezzano nell’Ottocento, quando il Trentino era parte dell’Impero Asburgico, è conservato al Ferdinandeum di Innsbruck; ciò che venne invece rinvenuto all’inizio del secolo successivo e acquistato dal museo imperiale di Vienna, è giunto al Castello del Buonconsiglio, dopo l’istituzione del Museo trentino. La mostra unisce idealmente i due musei proprio nel momento in cui quello trentino festeggia il primo Centenario della sua istituzione (1924 - 2024) e il Ferdinandeum ha appena concluso le celebrazioni del bicentenario (1823 - 2023).

“È una mostra che scrive per la prima volta la storia dei Longobardi in Trentino”, afferma Laura Dal Prà, direttore del Castello del Buonconsiglio. “E lo fa offrendo al pubblico un racconto emozionante, lungo un percorso punteggiato da autentici capolavori. Ciascun oggetto racconta una storia.”

La preziosità e la raffinata fattura di questi reperti - conclude Dal Prà - fanno capire come i Longobardi di Civezzano fossero una élite potente nella società del tempo, capace di accedere ai beni suntuari. La mostra vuole fare il punto sulla presenza longobarda nel territorio trentino e riscrivere una parte di storia di questo territorio. L’idea progettuale della mostra nasce da uno scambio di informazioni con i colleghi del Ferdinandeum e dalla suggestione di poter presentare per la prima volta insieme questi corredi rinvenuti a Civezzano a partire dal 1885, definiti in letteratura come principeschi.

“L’importanza di questa mostra”, ribadisce Veronica Barbacovi (Ferdinandeum), “innanzitutto è quella di ribadire e consolidare ancora di più la collaborazione tra due istituzioni storiche importantissime come quella del Castello del Buonconsiglio di Trento e il museo Ferdinandeum di Innsbruck.”

L’acquisto di importanti complessi archeologici da parte del Ferdinandeum è stato visto anche come una salvaguardia dei beni archeologici provenienti e rinvenuti nel Trentino dalla dispersione sul mercato antiquario al di fuori dei confini della monarchia. Negli anni Ottanta dell’Ottocento il mercato antiquario era floridissimo. Moltissimi reperti, che venivano trovati casualmente dai contadini durante i lavori nei campi, venivano raccolti e portati appunto dagli antiquari per guadagnare qualcosa.

Altre Scoperte e Pratiche Funerarie Longobarde

Oltre ai ritrovamenti di Civezzano, altre scoperte hanno arricchito la conoscenza delle pratiche funerarie longobarde. La località ai piedi dell’Arcisa, è nota per il ritrovamento di un gruppo di dieci sepolture longobarde, descritte come “fosse terragne rettangolari, orientate, senza tracce di cassa lignea a protezione dei cadaveri” da Edoardo Galli che le scavò fra il giugno 1913 e il novembre 1914. Complessivamente gli inumati erano undici, dieci adulti ed un bambino; le sepolture riconoscibili come maschili erano cinque, di cui una bisoma (due guerrieri nella stessa fossa), quelle femminili due, di genere indistinguibile le ulteriori due oltre a quella del bambino. Tutte le tombe maschili hanno restituito spade e cuspidi di lancia qualificando la condizione militare dei defunti, longobardi forse inizialmente al soldo della guarnigione bizantina; l’equipaggiamento funebre completato da un morso equino e da guarnizioni di briglie lascia intendere che uno di loro fosse un cavaliere. Sappiamo poi che erano stati deposti in posizione supina almeno cinque corpi, quelli delle tombe 1, 3, 5 e 6, quattro uomini e una donna.

Gli ornamenti preziosi erano per lo più di argento: le guarnizioni di cintura della tomba 2; le fibule delle tombe 3 e 4; le guarnizioni per briglie della tomba 5. La ricca tomba 3 (femminile) restituì anche crocette auree e ciondoli dorati.

La Necropoli di Cividale del Friuli

Il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli ha dedicato un nuovo spazio espositivo alla cultura longobarda. Dalla collina di San Mauro alle sale del Museo Archeologico Nazionale: una suggestiva ricostruzione della necropoli fa rivivere al visitatore gli echi di vita e di morte dell’antico popolo longobardo, il clamore delle armi, la ricchezza degli abbigliamenti, l’eccezionalità dei gioielli.

Per il nuovo allestimento dedicato alla ricca necropoli di S. Mauro, di cui verranno esposti i corredi più significativi, è stato individuato il salone del piano nobile del Palazzo dei Provveditori Veneti. La scelta è stata dettata dall’intento di ricreare idealmente un settore della necropoli, riproponendo l'orientamento ovest-est delle sepolture (l’allineamento che avevano durante il ritrovamento), con vetrine che simulano le fosse funerarie.

Gli oggetti di abbigliamento e le offerte sono posti, su sagome, nella stessa posizione in cui sono stati rinvenuti. Ricostruzioni grafiche dell'abbigliamento, che caratterizzava, nella società longobarda, il ruolo del defunto, aiutano il visitatore a interpretare gli oggetti esposti e riconoscere sesso, età e ruolo dei personaggi sepolti. In una postazione touch screen, con contenuti multimediali, sono reperibili ulteriori informazioni sull'organizzazione della necropoli, sul costume, su metallurgia e oreficeria longobarda.

Un percorso, quindi, “tra le sepolture” che consentirà di conoscere meglio i metodi di sepoltura dei Longobardi, di avere significative informazioni sui riti funerari e di godere dell’eccezionale bellezza degli oggetti esposti: gioielli in argento, oro e pietre dure, monete in oro, argento e bronzo, vasellame bronzeo, recipienti in ceramica e vetro, tra cui uno splendido corno potorio in vetro rosa, facente parte del corredo di una bambina, caratterizzato da una insolita ricchezza di oggetti. Tra le 16 sepolture esposte si distingue la tomba 41, quella di un cavaliere giovanissimo, di rango elevato, deposto con il corredo d’armi. Un bambino di circa 9 anni che giaceva supino, in un pessimo stato di conservazione, ma con un interessante corredo funerario, tra cui spicca una croce in lamina d’oro, riccamente decorata, che originariamente era fissata al velo che copriva il volto del defunto, e una fibula a bracci uguali, un unicum nel suo genere. L’esemplare è decorato con il motivo della maschera umana tra due animali con un corpo serpentiforme e due teste d’aquila. Il volto, frontale e barbato, è stato interpretato dagli archeologi, per la presenza delle aquile, come la raffigurazione del dio Odino con i suoi animali accompagnatori.

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