Il Bambino Appoggiato alla Staccionata: Oltre la Noia, un Mondo di Significati Nascosti

L'immagine di un bambino pensieroso, appoggiato a una staccionata, può evocare un senso di noia o di distacco. Tuttavia, dietro a questa apparente inattività si può celare un universo complesso di emozioni, sfide evolutive e la ricerca di un proprio posto nel mondo. Comprendere il significato di tale atteggiamento richiede uno sguardo più profondo, che vada oltre la superficie per esplorare la vivacità innata dell'infanzia, le possibili difficoltà neuropsichiatriche, il senso di diversità e il ruolo cruciale dell'ambiente circostante e degli adulti.

Comprendere la Vivacità e i Disturbi del Neurosviluppo

Spesso genitori e insegnanti si trovano di fronte bambini energici, che amano correre, saltare, arrampicarsi, giocare alla lotta e che vengono descritti come “iperattivi”. Spesso però, si tratta semplicemente di bambini vivaci, interessati all’ambiente circostante e curiosi di esplorarlo con tutti i mezzi possibili: occhi, mani o tutto il corpo. Questi bambini hanno un carattere vivace, sentono il bisogno di muoversi, corrono tanto, ma sono anche in grado di fermarsi. Proprio la consapevolezza di potersi fermare, di riuscire a modulare e regolare la propria dinamicità è un primo indicatore che separa il normale carattere vivace del bambino dal sospetto di iperattività o ADHD.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo che include difficoltà di attenzione, concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. È bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla “cattiveria” del bambino. L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali e relazionali. È un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

Innanzitutto, l’ADHD è un disturbo neurobiologico ad esordio infantile caratterizzato da evidenti livelli di inattenzione, impulsività e iperattività che spesso persistono anche nella fase adolescenziale e in età adulta. La causa è da rintracciarsi nell’alterazione di alcune aree del cervello; in particolare la corteccia prefrontale destra e i due gangli basali, che nei soggetti affetti da ADHD risultano essere meno sviluppati. Questo non significa che i bambini iperattivi presentino delle disabilità intellettive, anzi, molto spesso hanno un’intelligenza superiore alla media, che viene tuttavia accompagnata da difficoltà nell’autocontrollo, incapacità di mantenere l’attenzione per un tempo prolungato e impossibilità di filtrare i numerosi stimoli sensoriali che provengono dall’ambiente circostante. In termini pratici il cervello dei bambini iperattivi risulta quotidianamente bombardato da impulsi e informazioni che cercano di elaborare ma che inevitabilmente li rendono impulsivi, disordinati, poco attenti e ipercinetici. È estremamente difficile per questi bambini stare seduti perché rispondono a qualsiasi cambiamento intorno a loro. Questa loro ipersensibilità agli stimoli li rende delle piccole “trottole” sempre in azione che tentano di svolgere mille attività per poi concluderne pochissime.

Sintomi e Indicatori dell'ADHD

Il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività ha caratteristiche specifiche che si manifestano in diversi aspetti del comportamento del bambino:

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Caratteristica Manifestazione
Disattenzione (o facile distraibilità) Scarsa cura per i dettagli, facilità a dimenticare le cose, difficoltà a portare a termine un’attività, difficoltà a concentrarsi su una cosa, dimenticare di svolgere anche attività importanti.
Impulsività Difficoltà a stare fermi anche da seduti, essere sempre in azione, incapacità di procrastinare nel tempo la risposta ad uno stimolo interno o esterno, incapacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni (spesso si lasciano coinvolgere in attività pericolose senza avvertire realmente la presenza del pericolo).
Iperattività Incapacità a stare fermi, essere molto impazienti, avere difficoltà ad attendere qualcosa che si vuole o il proprio turno di gioco, parlare senza sosta, “sparare” impulsivamente le risposte senza pensare.

I sintomi iperattivi-impulsivi o di disattenzione che causano le difficoltà devono essere presenti prima dei 7 anni e devono manifestarsi in almeno due contesti, ad esempio a scuola e a casa. Quando ci troviamo di fronte ad un disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, innanzitutto ci troviamo di fronte ad una sintomatologia che provoca una marcata compromissione del funzionamento scolastico e sociale. Il bambino ADHD è un bambino che non riesce a gestire il suo continuo movimento e/o la sua disattenzione.

La Disprassia: Un'altra Sfida nel Movimento

Oltre all'ADHD, altre condizioni possono influenzare il comportamento e l'integrazione del bambino. Con il termine “prassia” si intende l’abilità nel compiere dei movimenti intenzionali finalizzati a uno scopo, non automatizzati. In ambito evolutivo il prefisso “dis” indica un’abilità che non ha raggiunto una adeguata funzionalità, è quindi una funzione deficitaria. Il manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) V dedica un grande capitolo alla descrizione di tutti i Disturbi del Neurosviluppo, tra cui il Disturbo del movimento.

Il bambino disprassico si muove in maniera poco agile, spesso non sa usare le due mani contemporaneamente o coordinare braccia e gambe. Durante le attività all’aperto cade, inciampa di frequente e/o corre pesantemente, ha difficoltà ad andare in bicicletta o impara tardi. In ambito scolastico il bambino spesso non sa disegnare, fatica a tenere in mano correttamente la matita e a scrivere, ha una pessima grafia e non sa ritagliare con le forbici. Nei vari contesti di vita il bimbo non sta mai fermo, si distrae in continuazione, non sa organizzare giochi tranquilli che richiedono abilità di motricità fine e coordinazione oculo-manuale. A livello delle autonomie non riesce a vestirsi da solo, non riesce ad abbottonarsi la camicia o i pantaloni e anche quando ci riesce fa tutto in modo maldestro e con molta lentezza. La velocità di esecuzione rappresenta una variabile fondamentale del disturbo, la lentezza esecutiva va considerata strettamente correlata al deficit di sequenzialità. Questi bambini presentano un QI intellettivo globale, solitamente nella norma e quindi riescono a percepire le proprie difficoltà. Per questo motivo se non correttamente aiutati a livello riabilitativo presenteranno difficoltà a tollerare la frustrazione, avranno un vissuto personale di inadeguatezza e avranno difficoltà nei contesti sociali e scolastici.

Il Sentimento di Essere Diversi: L'Esclusione e la Ricerca di Identità

Al di là delle diagnosi cliniche, molti bambini sperimentano un profondo senso di diversità o di non appartenenza, che può manifestarsi come noia o isolamento. Questa sensazione di essere una "pecora nera" è un tema ricorrente nell'esperienza umana. C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece. Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere?». La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle. E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: "Almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all'ombra dei pini." «Che vivere è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava. Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò là dentro!» e si mise a correre. «Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata. «Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dal gregge». Ma in quella grotta, con Giuseppe e Maria e il piccolo Gesù, la pecora nera trovò accettazione e gioia: «Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!». Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.

Questa ricerca di unicità e di accettazione è condivisa anche dal pinguino Filippo, annoiato dalla vita di tutti i giorni che è soltanto "bianca, grigia e nera". Questa ricerca travolge limiti e regole. Soltanto quando è davvero diventato colorato si accorge del prezzo da pagare: l'insoddisfazione personale e soprattutto l'allontanamento dalla sua famiglia e dalla comunità. Ma nella comunità dell'Isola Azzurra c'è il modo di cancellare tutto, di ricominciare. L'educatore deve aiutare i ragazzi a percepire il significato simbolico della storia del pinguino Filippo e a riflettere contemporaneamente sulla realtà che anche loro stanno vivendo.

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TURBORIPASSO CONCORSO: INCLUSIONE

La storia di Ruth, sebbene antica, ci offre insegnamenti moderni sull'integrazione. Anzitutto, ci dice che la fusione di etnie diverse è possibile: anzi, appartiene a quel pacco di progetti che costituiscono la sfida più drammatica per la sopravvivenza della nostra civiltà. In secondo luogo, la tua storia ci provoca a vincere gli istinti xenofobi che ci dormono dentro. Ebbene, la tua storia ci fa capire che la segregazione è la risposta più sbagliata al problema razziale, così come rappresenta una iattura simmetrica il tentativo di voler assorbire nelle stratificazioni della nostra cultura i tratti emergenti della «diversità» altrui, senza lasciarne neppure la traccia.

Simona Atzori ci ricorda l'importanza di accettare se stessi: Dobbiamo fermarci in tempo, prima di diventare quello che gli altri si aspettano che siamo. Non importa se hai le braccia o non le hai, se sei lunghissimo o alto un metro e un tappo, se sei bianco, nero, giallo o verde, se ci vedi o sei cieco o hai gli occhiali spessi così, se sei fragile o una roccia, se sei biondo o hai i capelli viola o il naso storto, se sei immobilizzato a terra o guardi il mondo dalle profondità più inesplorate del cielo. Adesso sono felice, smodatamente, spudoratamente felice. Anche una piccola Nuvoletta, sentendosi dire "Non lo so, io non so fare quasi niente.., non so soffiare come il vento, non so splendere come il sole, non so cadere leggera come la neve, e nessuno mi vuole...", scoprì il suo valore unico quando le sue lacrime divennero la pioggia che dissetò un Fiorellino.

L'Impatto Sociale: Accettazione e Prevenzione della Segregazione

Le reazioni della società di fronte a ciò che è "diverso" possono essere dure e spietate. Mi volto, e mi accorgo che una delle tante sedie vuote è ora occupata da una vecchia vagabonda che ho già visto qualche volta. È una donna sola, alcoolizzata, che non ha una casa; vive in un mondo suo e si porta sempre dietro un borsone lurido come i suoi vestiti. Le signore con la pelliccia sono scandalizzate e le mamme si tengono stretti i loro bambini, come se da un momento all'altro la donna potesse mangiarli in un boccone! Assisto sgomenta al triste spettacolo dell'ipocrisia di sempre. Questo episodio riflette la paura e il rifiuto dell'ignoto, sentimenti che purtroppo possono essere diretti anche verso i bambini che non si conformano alle aspettative.

Tuttavia, esistono esempi potenti di inclusione e di empatia, che possono trasformare la vita di un bambino. Un giorno, Shay e suo padre stavano camminando vicino a un parco, dove c'erano alcuni ragazzi che Shay conosceva che giocavano a baseball. Shay chiese: "Credi che mi lascerebbero giocare?". Il padre di Shay si avvicinò a uno dei ragazzi sul campo e chiese se Shay poteva giocare, non aspettandosi un granché in riposta. Il ragazzo si guardò attorno, in cerca di consiglio e disse: "Siamo sotto di sei e il gioco è all'ottavo inning. Sorprendentemente, a Shay fu assegnato il turno di battuta. Tutti sapevano che gli era impossibile colpire la palla, perché Shay non sapeva neppure tenere bene la mazza, per non dire cogliere la palla. Comunque, mentre Shay andava alla battuta, il lanciatore, capendo che l'altra squadra stava mettendo da parte la vincita per far sì che Shay avesse questo momento, nella sua vita, si spostò di alcuni passi per lanciare la palla morbidamente, così che Shay potesse almeno riuscire a toccarla con la mazza. Questo gesto dimostra il potere dell'accettazione e della generosità umana nel creare opportunità per chi è spesso emarginato.

Il Ruolo Fondamentale degli Adulti: Guida, Comprensione e Comunicazione

La responsabilità degli adulti nel guidare e comprendere i bambini è immensa, soprattutto quando questi manifestano comportamenti insoliti o difficoltà. Che cosa accade quando un’anima solitaria, così solitaria da fare della solitudine la propria identità, si scontra con l’anima di un bambino di tredici anni appena rimasto orfano di madre? Cosa accade quando una solitudine così fiera e accanita viene forzata ad avere compagnia? Accade che comincia un viaggio, un viaggio scomodo, un viaggio stretto, spigoloso, accidentato, pericoloso. Un viaggio che vede protagonisti due compagni d’avventura che non parlano la stessa lingua, non si comprendono, non si assecondano, non hanno come fine un obiettivo comune. La donna, priva di alternative, porta il ragazzo a casa sua, gli cede la sua stanza, e si prepara a questa convivenza forzata. Una convivenza che passerà attraverso diverse fasi, prima tra tutte, la ricerca di un modo per comunicare. Zia e nipote infatti non parlano la stessa lingua: quando lei dice qualcosa, qualsiasi cosa, lui strabuzza gli occhi, la trapassa, non comprende quel che dice. Ed è in questo momento di massima incomunicabilità che lei capisce di non dover mollare: proprio quando la situazione con il nipote diventa quasi insostenibile, sente gravare sulle sue spalle tutto il peso di quella giovane creatura che le è stata affidata. Lei non solo dovrà trovare un modo efficace per comunicare con lui, ma dovrà curarlo, indirizzarlo, educarlo. La felicità del suo tesoro, adesso, è sua responsabilità. In un mondo invaso da persone che pensano di sapere tutto, una donna che ammette i propri limiti, che cerca di migliorare se stessa prima di pretendere di migliorare la giovane vita che le è stata affidata, mostra una dedizione e una tenerezza esemplari. Questa donna ci permette di vedere le sue debolezze, e così noi lo avvertiamo tutto, questo peso. Perché la bellezza e la forza di questo sta proprio nell’insegnarci che non basta parlare la stessa lingua o trovarsi a vivere nella stessa casa per riuscire a comunicare davvero.

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Anche la "noia" o l'immobilità apparente possono nascondere una forza inattesa, come nel dialogo tra la farfalla e la pietra. La farfalla un po' vanitosa rispose: "Si, ho dei bellissimi colori, tutti mi ammirano e vado dove voglio. Tu invece sei sempre lì. Ma non ti annoi?". A quel sentire, un faggio maestoso che aveva ascoltato tutto intervenne e disse: "Cara mia vecchia amica pietra, se tu non fossi qui, io come altri alberi e altra vegetazione attorno a te non potremmo vivere perché le nostre radici sono affondate nel terreno e si abbracciano con forza a te per sostenerci. Tu che sembri una piccola pietra sei invece maestosa e imponente ed è proprio perché sei lì da secoli immobile che hai permesso a noi alberi attorno a te di crescere stabili." Questo ci ricorda che anche ciò che appare statico o poco appariscente può avere un ruolo fondamentale e una forza nascosta.

Strategie di Intervento e Supporto

Nel caso di disturbi come l'ADHD o la disprassia, l'intervento tempestivo e coordinato è essenziale. Per far sì che il bambino migliori è importante intervenire il più tempestivamente possibile supportando le evidenze scientifiche basate sulla plasticità neuronale: nella prima infanzia il nostro cervello è immaturo ed è in continua evoluzione, gli stimoli esterni aiutano le connessioni neuronali ad indirizzarsi correttamente per portare a un ampliamento delle competenze. L’intervento neuropsicomotorio precoce ha come scopo principale sostenere le funzioni adattive del bambino in relazione alla qualità di vita promuovendo uno sviluppo armonico. I sintomi che caratterizzano il bambino con ADHD (iperattività, impulsività e disattenzione) non sono altro che la conseguenza dell’incapacità dell’individuo di controllare le proprie risposte nei confronti dell’ambiente. Non sorprende che i bambini con Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività vengano più spesso esclusi o siano i meno popolari tra i compagni.

Il trattamento per l’ADHD implica il coinvolgimento di scuola, famiglia e bambino stesso, partendo da un inquadramento del disturbo. Le strategie terapeutiche possono essere attuate su tre fronti, cioè lavorando individualmente con il bambino, operando con la famiglia, attraverso delle strategie di parent education e di parent training, occupandosi del contesto scolastico con il fine di ottimizzarlo. Il lavoro individuale con il bambino si pone gli obiettivi di insegnamento di tecniche di autocontrollo per la gestione dell’impulsività, delle procedure cognitive utili ad affrontare i problemi che si presentano e sul miglioramento degli aspetti legati all’attenzione. L’intervento rivolto al bambino nel contesto scolastico prevede, da un lato, il lavoro con gli insegnanti, in modo che possano acquisire alcune strategie utili finalizzate al controllo comportamento del piccolo, dall’altro è necessario operare con i compagni di classe, promuovendo tutti quelli atteggiamenti inclusivi, che possano veicolare dinamiche interattive positive, per mezzo delle quali il bambino possa sentirsi accettato e capito dai coetanei.

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