L'arte indiana comprende una delle tradizioni artistiche più diverse e continue al mondo, che si estende dalle pitture rupestri di Bhimbetka create oltre 30.000 anni fa fino alle opere contemporanee che godono di riconoscimento internazionale a livello globale. L'arte della pittura in India è un registro visivo della ricca storia del paese e serve come fonte per comprendere la sua identità culturale. Le pitture indiane spesso hanno uno scopo che va oltre la semplice decorazione, includendo obiettivi spirituali e utilitaristici, riflettendo la cultura e le credenze della società.
Sebbene la scultura e l'architettura rappresentino aspetti altrettanto significativi dell'arte indiana, questa risorsa si concentra specificamente sulle opere dipinte e intagliate su legno, esplorando come questa antica forma d'arte si sia evoluta nel corso dei millenni mantenendo profonde connessioni con la spiritualità, la mitologia e la vita quotidiana.
Le Radici Storiche e il Ruolo del Legno nell'Arte Indiana
Nel primo millennio avanti Cristo, l’India era abitata da tribù caratterizzate da comunità stanziali che sapevano lavorare il ferro, la ceramica e combattevano avvalendosi anche degli elefanti. La religione e gli insegnamenti venivano trasmessi oralmente ed era sicuramente proibita qualsiasi raffigurazione sacra. I loro edifici erano costruiti con mattoni di terra cruda e graticci, coperti di intonaco e stucco dipinto, e le strutture architettoniche erano di legno, quelle più importanti, alte più piani sovrapposti, erano elegantemente scolpite e dipinte.
Nonostante non sia rimasto nulla dell’architettura e della scultura di quel periodo, molte famiglie di architetti (Silpis o Sthapati) lavoravano per i sovrani e per i gruppi religiosi avvalendosi di un’enorme quantità di carpentieri, muratori, stuccatori e bravissimi intagliatori del legno e pittori. La cultura vedica era molto precisa nell’indicare i canoni dei templi e ne precisava sia le componenti teologiche che ritualistiche, che le caratteristiche architettoniche.
Il corpo umano era il riferimento su cui tracciare il progetto del tempio, sia in merito alla pianta che al prospetto, per cui tutte le parti dei templi riconducono alle parti del corpo. Queste tecniche erano derivate dalle culture precedenti di Egitto, Mesopotamia e forse anche dalla cultura di Elam (Iran), ma il modo con cui furono sviluppate in India prima di Cristo è sorprendente, perché, come in Grecia e a Roma, la progettazione architettonica raggiunse livelli di grande precisione. Questi insegnamenti, che possiamo riassumere nel termine Vastupurashamandala, verranno raccolti dopo Cristo in testi scritti, dei quali il Vastu Shastra è il più famoso, testi che rimangono a tutt’oggi pietre miliari nella progettazione e costruzione di un tempio indiano.
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Nel 326 a.C. avvenne un’importante fatto, l’arrivo in India, anche se per breve tempo, di Alessandro il Grande, che conquistò gran parte delle terre dell’ovest e lasciò per decenni la sua struttura politica, divisa in satrapie, a governare. L’influenza del mondo greco e della civiltà Achemenide, che dalla Persia si era diffusa attraverso i canali commerciali, furono molto importanti per il mondo indiano e per il suo sviluppo artistico. In quel periodo stavano per diventare importanti 4 dinastie: Maurya, Sunga, Sahatavana e Kushana, tutte e 4 unite da uno stesso comune denominatore: il Buddhismo!
L’Impero Maurya (322-185 a.C.) fu fondato nel 322 a.C da Chandragupta Maurya. Ma fu il nipote Ashoka Vardhana, Ashoka il Grande, ad assurgere ad eroe intramontabile dell’India. Ad Ashoka si deve la realizzazione delle prime opere architettoniche e scultoree dell’India giunte sino a noi! Prima di lui, infatti, tutta l’architettura di legno, terra cruda e paglia fu distrutta dal vandalismo delle guerre o dalle intemperie. Inoltre la trasmissione orale delle regole religiose induiste e delle ferree regole del buddhismo Hinayana, impedivano la raffigurazione dei simboli sacri. Per cui il suo arrivo fu innovativo, in quanto, insieme alla predicazione del Buddhismo, egli diffuse in tutta l’India la costruzione dei suoi pilastri e la realizzazione degli Stupas.
Le prime architetture di quel periodo, che ci sono pervenute, sono alcune piccole grotte, tra le quali la più significativa è quella di Lomas Rishi. Da essa e dalle fondamenta rimaste dei primi templi buddhisti realizzati con mattoni cotti, gli archeologi hanno dedotto che le forme usate nei templi furono prima quella circolare e poi la sala rettangolare absidata. Certamente i templi strutturali Buddhisti riprendevano la tradizione degli edifici di legno precedenti, così che, quando si iniziò la realizzazione di templi scavati nella roccia, questi imitarono pedissequamente i modelli strutturali di legno già esistenti.
Tecniche e Materiali nella Pittura e Scultura su Legno Indiana
La pittura tradizionale indiana si basa su materiali naturali e tecniche collaudate tramandate attraverso generazioni di artisti. Comprendere questi materiali e metodi fornisce un contesto essenziale per apprezzare le opere autentiche e distinguerle dalle riproduzioni moderne. I dipinti tradizionali autentici impiegano materiali sostenibili e di provenienza locale che definiscono le caratteristiche visive di ogni stile regionale. La preparazione di questi materiali spesso richiede un lavoro intenso e conoscenze specializzate trasmesse dal maestro all'apprendista.
Pigmenti naturali derivano da pigmenti minerali (ocra, lapislazzuli, malachite), piante (curcuma per il giallo, indaco per il blu) e fonti organiche (nerofumo da lampade a olio, vermiglione da minerali). La preparazione di questi pigmenti comporta macinatura, lavaggio e lavorazione per ottenere la consistenza e l'intensità del colore desiderate. I colori vivaci caratteristici della pittura indiana derivano da una selezione e preparazione accurata dei materiali. Leganti come gomme vegetali, albumi d'uovo e preparazioni a base di latte forniscono consistenza e adesione. Diverse tradizioni regionali privilegiano leganti specifici adatti ai materiali locali e alle condizioni climatiche.
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Le superfici variano notevolmente tra le tradizioni: dalle pareti delle grotte che richiedono preparazioni specifiche, ai tessuti trattati con pasta di tamarindo, foglie di palma preparate tramite essiccazione e affumicatura, carta fatta a mano, pannelli di legno rivestiti con preparazioni di colore bianco e tele.
La pittura a tempera su tavola era un mezzo pittorico privilegiato. Il supporto, preferibilmente in legno, veniva preparato applicando vari strati di gesso attentamente levigati prima di essere ricoperti di colla. I colori, pigmenti di origine organica e inorganica, erano 'temperati' con rosso o bianco d'uovo e applicati sopra la superficie finemente levigata attraverso piccoli tratti accuratamente stesi con il pennello. La superficie dipinta diventava così compatta ed elastica. Spesso, per conferire un effetto particolare alla pittura, l'artista 'lucidava' la superficie con sottili strati di pigmento trasparente che rifletteva la luce in proporzione al numero e alla densità degli strati. Questa operazione è chiamata 'velatura'. In ultimo il pittore stendeva una mano di vernice per dare compattezza al dipinto e per salvaguardarlo da agenti esterni.
Il legno migliore per la pittura era spesso scelto per la sua trama compatta e poche imperfezioni (come nodi, fori, deformazioni, che nel caso dovevano essere stuccati per non guastare il dipinto nel tempo). La pittura su tavola richiedeva una lunga e accurata preparazione del supporto: la tavola di legno dapprima doveva essere ben levigata, poi si eseguiva l’imprimitura con vari strati di colla animale e gesso.
Ebanizzazione del legno con inchiostro di china - Serie Finishing 101
L'Iconografia e la Rappresentazione Artistica su Legno
La rivoluzione formale di questo primo periodo dell’arte buddista rimane la visione aniconica della rappresentazione figurativa, con elementi ricavati dalle influenze greco - persiane nello stile, e l’uso dei soli simboli del Buddha: animali come il cervo, il leone, il pavone, l’elefante, elementi vegetali come l’albero sacro (bodhi), tralci di rami frondosi, il fiore di loto, la palma, il baniano, oggetti simbolici come la pentola, la svastika, la Ruota della Vita (dharmachakra), la cornucopia, elementi architettonici come lo Stupa, l’arco chaitya, la banda vedica, figure umane come la coppia o Mithuna, ancelle, danzatrici, guardiani/e del tempio (dvarapalas), figure mitologiche derivate dall’olimpo Induista come le Apsaras o Yakshis (spiriti della natura), Ganas (Nani), il Makara (unione di 5 animali), il naga (dio serpente), la Sfinge, ecc. e negando qualsiasi rappresentazione umana del Maestro.
Col passare del tempo i monasteri rupestri crebbero in quantità ed importanza, così che, col mecenatismo di sovrani, facoltosi borghesi, ma anche della gente comune (tra cui molti contadini) e dei monaci stessi, piano piano le loro architetture divennero sempre più imponenti e splendidamente scolpite. Sotto il regno Sātavāhana, verso la fine del I, inizio II secolo dopo Cristo, si sviluppò la rivoluzione del Buddismo Mahayana, nuova regola, che così come dava la possibilità a tutti i devoti di accedere al Nirvana, permise agli artisti di rappresentare la figura del Buddha e dei Monaci e ai devoti la possibilità di adorarli, per cui, da questo momento, iniziò la diffusione capillare della figura del Buddha.
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Forme e Capolavori dell'Arte Lignea Indiana
Il legno è stato utilizzato in India per una vasta gamma di opere d'arte, dall'intaglio decorativo alle tavole dipinte, dagli oggetti rituali agli elementi architettonici. La versatilità, la bellezza e la disponibilità del legno lo hanno reso una scelta popolare tra gli artisti di tutte le età. Dalle sculture decorative agli oggetti di uso quotidiano, l'artigianato del legno offre un’ampia gamma di possibilità creative.
- Contenitori in legno: Troviamo, ad esempio, un contenitore in legno decorato con figure danzanti dal Rajasthan del XIX secolo, un secchiello per il burro a sezione cilindrica rastremata, l'esterno dipinto con figure entro cornici gialle. Oppure, un contenitore per pietanze in legno laccato, a sezione circolare, con coperchio dotato di vari scomparti.
- Elementi architettonici e decorativi: Un fregio votivo in legno tenero con Shiva, Durga e Asceta risalente al XX secolo. Una placca in legno laccato raffigurante testa di Yali del XX secolo, decorata solo sul fronte con testa di animale mitologico. Un elemento decorativo in legno intagliato raffigurante Ganesh e offerenti dell'inizio del XX secolo, in legno intagliato a traforo con motivi vegetali e uccelli, terminante con tricuspide contenente la figura della divinità dalla testa elefantina affiancato da due attendenti con offerte votive sulla testa.
- Oggetti rituali e di uso comune: Una base per Shivalinga a forma di serpente dell'India tribale del XIX secolo. Un mortaio per granaglie in legno del XIX secolo.
- Mobili e arredamento: Una cassa nuziale in legno intagliato dalla Valle dello Swat del XIX - inizio XX secolo, un baule tribale per la dote in legno intagliato con chevron, girali, decori geometrici e floreali stilizzati. Una culla in legno e corda dell'India tribale del XIX secolo, sostenuta da struttura ad arco e corredata di letto in corda intrecciata, con la montatura in legno incisa con decori geometrici ripetuti.
- Pannelli e porte: Una coppia di ante in legno scolpito dell'inizio del XX secolo, raffiguranti guardiani (dvarapala) dalla simbologia benaugurante e funzione apotropaica. Un pannello in legno intagliato a soggetto Vishnuita del tardo XIX secolo, intagliato a bassorilievo con yakshini e scene mitologiche.
- Tavolette policrome: Una tavoletta in legno policromo dall'India Settentrionale, Rajasthan, del XIX secolo, rettangolare, terminante con impugnatura a ventaglio, il fronte dipinto di rosso e decorato con raffigurazione di Ganesh tra attendenti.
- Sculture figurative: Una grande figura femminile in legno del XX secolo.
La Preservazione e l'Evoluzione dell'Arte del Legno
Nel corso del tempo, molte opere d’arte in legno subiscono danni dovuti all’usura e all’esposizione agli agenti atmosferici. Il restauro delle opere d’arte in legno è di fondamentale importanza per preservare il patrimonio artistico e culturale delle generazioni future. Le tecniche di restauro devono essere eseguite con cura e attenzione per preservare l’autenticità e l’integrità dell’opera.
Oggi l’artigianato del legno continua a essere una forma d’arte popolare. Gli artigiani moderni sfruttano le nuove tecnologie e gli strumenti più avanzati per creare opere d’arte uniche e personalizzate. L’arte del legno ha attraversato i millenni, testimone di epoche storiche e manifestazione dell’ingegno umano. Dalle prime opere primitive agli intricati capolavori, il legno ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte indiana. Oggi l’arte del legno si rinnova in chiave contemporanea, abbracciando la sostenibilità e affrontando le sfide ambientali del nostro tempo. Grazie alla sua bellezza intrinseca e alla capacità di evocare emozioni, l’arte del legno continuerà a ispirare e affascinare le generazioni future.